John
Dunn (1940),
uno dei maggiori politologi inglesi, è professore
di Scienze politiche al King’s
College di Cambridge,
dove si è anche laureato. Ha insegnato pure
negli Stati Uniti, in Canada, in Italia e in Giappone.
Come politologo si è dedicato, in particolar modo,
all'analisi e all'applicazione della prospettiva storica
sulle moderne teorie politiche. Nel
libro Pensare la politica mescola la passione
per questa disciplina, che affonda le radici nelle esperienze
personali, con l’analisi razionale, che individua
e smaschera i meccanismi dell’arte di governare.
Attento osservatore della politica britannica, Dunn la
paragona a quella italiana per rileggere poi alcuni temi
fondamentali del suo pensiero: la possibile applicazione
della dottrina politica classica (Tucidide e Platone)
alle situazioni contemporanee, l’attenzione dei
politici ai problemi dei cittadini, il rapporto tra collettivismo
e competitività economica, la democrazia, centrale
nella moderna legittimità politica, ma in tensione
violenta con la realtà pratica dello Stato moderno.
In particolare l’autore si chiede quali ricadute
possa avere il potere di oggi sul futuro: il potere collettivo
nei confronti del domani è cresciuto e sta crescendo
e in linea di principio potrebbe diventare una forma
di distruzione su vasta scala. E’ urgente, quindi,
delineare i connotati morali della politica.
Da questa tensione etica scaturisce la questione che
domina le ultime pagine di “Pensare la politica”:
l’espansione della democrazia e la globalizzazione
delle relazioni economiche favoriscono gli interessi
a lungo termine degli uomini o li minacciano? Dunn sottolinea
che né la democrazia nella sua attuale forma,
né la globalizzazione economica possano considerarsi
appieno un bene per l’umanità, anche se
ognuna a suo modo è un’impresa umana straordinaria, “una
prodigiosa conciliazione di intelligenza, pratica, potere,
determinazione e tolleranza”.
Infine l’autore, con ironica sapienza, accenna
anche al “mestiere dei politologi”, parassiti
della politica più pronti a criticare che a suggerire
vere soluzioni, che si riscattano facendo dell’intelligibilità di
questa materia la loro missione.